Editoriale Società

La strada è ancora lunga ma possiamo farcela tutti insieme

lunedì, Novembre 29, 2021
La strada è ancora lunga ma possiamo farcela tutti insieme

La strada è ancora lunga ma possiamo farcela tutti insieme

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Ci sono momenti in cui tornare a parlare di certi temi è assolutamente indispensabile e urgente! Lo faccio a pochi giorni dall’avvenuta ricorrenza del 25 Novembre, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Per la mia riflessione, traggo spunto dal seguente messaggio che pubblico integralmente e che consiglio di leggere con attenzione, rispetto e sensibilità (i mezzi di comunicazione di massa, ne hanno riportato solo una parte):

“So che non posso spiegarlo chiaramente e anche se lo dico non avrà importanza, ma voglio comunque farlo uscire. Sono un’ipocrita. Ammetto di non essere una brava donna e in effetti sono una donna molto, molto cattiva. Circa tre anni fa, vicepremier Zhang Gaoli sei andato in pensione. Hai chiesto al dottor Liu del centro di tennis di Tianjin di contattarmi e mi hai chiesto di giocare a tennis con te al Kang Ming Hotel di Pechino. Dopo aver finito di giocare a tennis, tu e tua moglie Kang Jie mi avete portato a casa vostra. Poi mi hai portato nella tua stanza. Come quello che è successo dieci anni fa a Tianjin, volevi fare sesso con me. Quel pomeriggio avevo molta paura. Non mi aspettavo che ciò accadesse.

Circa sette anni fa abbiamo fatto sesso. Poi, dopo che sei stato promosso a membro del Comitato permanente del Politburo a Pechino, non mi hai più contattata. Ho seppellito tutto dentro di me. Ma poi, se non volevi assumerti alcuna responsabilità, perché sei tornato da me e mi hai portato a casa tua per fare sesso? È vero che non ho prove. In seguito hai continuato a negare, ma è vero che prima eri attratto da me, altrimenti non avrei potuto entrare in contatto con te.

Quel pomeriggio non ero d’accordo e continuavo a piangere. Ho cenato con te e zia Kang Jie (la chiama così, zia, ndr). Hai detto che l’universo è molto, molto grande. La terra è solo un granello di sabbia nell’universo e noi esseri umani siamo più piccoli anche di un granello di sabbia. Hai detto molto di più, lo scopo era fondamentalmente convincermi ad abbassare la guardia. Dopo cena, io ancora non volevo fare sesso. Hai detto che mi odiavi. Hai detto che in quei sette anni non ti sei mai dimenticato di me, che mi avresti trattato bene etc… Ero terrorizzata e angosciata. Prendendo in considerazione l’affetto che avevo per te sette anni prima, ho acconsentito… sì, abbiamo fatto sesso”.

“L’attrazione romantica è una cosa così complicata che lo spiega chiaramente. Da quel giorno ho rinnovato il mio amore per te. Per tutto il tempo che ho passato con te, basandomi esclusivamente sui nostri incontri, sei stata una persona molto buona e mi hai trattato bene. Parliamo di storia recente, così come di periodi precedenti. Mi hai istruito su così tanti argomenti e abbiamo discusso di economia, politica. Non abbiamo mai finito le cose di cui parlare. Giocavamo a scacchi, cantavamo, giocavamo a ping pong, giocavamo a biliardo e giocavamo anche a tennis insieme. Ci siamo sempre divertiti senza fine. Era come se le nostre personalità combaciassero perfettamente.

Da piccola sono andata via di casa presto. Dentro di me sono estremamente priva di amore. In mezzo a tutto questo, non ho mai pensato di essere una brava donna. Odiavo me stessa, odiavo il motivo per cui sono venuta al mondo. Mi hai detto che mi amavi moltissimo e hai detto che speri che nella prossima vita ci possiamo incontrare intorno ai vent’anni o diciotto. Hai detto che eri solo. Hai avuto pietà di te stesso per essere stato solo. Avevamo infinite cose di cui parlare, non siamo mai rimasti senza argomenti. Hai detto che nella tua posizione è impossibile divorziare. Se ci fossimo incontrati nello Shandong (una provincia lontana dai giri di potere di Pechino, ndr), avresti potuto divorziare, ma non ora. Ho pensato di accompagnarti in silenzio, senza fare rumore.

All’inizio andava tutto bene. Ma col passare del tempo, le cose hanno iniziato a cambiare gradualmente. C’era così tanta ingiustizia e umiliazione. Ogni volta che mi chiedevi di andare da te a casa, alle tue spalle tua moglie mi diceva tante cose brutte e dolorose. Ogni tipo di scherno. Ho detto che mi piace mangiare la lingua d’anatra. La zia Kang Jie ha detto: “Così disgustosa”. In inverno, quando Pechino aveva una cattiva qualità dell’aria a causa dello smog, la zia Kang Jie diceva: “È perché vivi in campagna. Qui non lo sentiamo affatto”. Cose del genere, ne ha dette tante. Quando eri con me, non diceva mai quelle cose. La stessa cosa succedeva per noi quando stavamo insieme. Quando eravamo insieme da soli, ti comportavi in un modo, ma quando c’erano altre persone nelle vicinanze, agivi in un altro modo”.

“Te l’ho detto già, sentire quelle cose mi ha fatto sentire molto ferita e umiliata nel profondo. Dal primo giorno in cui ti ho conosciuto, non ho mai usato un centesimo dei tuoi soldi, né ti ho mai usato per ottenere vantaggi per me stessa, ma questa cosa chiamata reputazione è così importante. Tutto quello che è successo, me lo merito. Mi sono caricata tutto su di me. Dall’inizio alla fine, mi hai detto di mantenere segreta la nostra relazione e soprattutto che non avrei mai dovuto dire a tua madre che avevamo rapporti sessuali. Pensava che fossi sempre a casa tua per giocare a Mahjong o a poker. Siamo sempre stati solo individui trasparenti nelle vite degli altri. Le parole non potrebbero descrivere quanto mi sentissi imbarazzata. Ci sono state così tante volte in cui ho pensato: sono ancora un essere umano? Pensavo di essere una creatura senz’anima, che finge, finge ogni giorno, chi sono realmente? Non sarei dovuta venire al mondo, ma non ho il coraggio di morire.

Voglio davvero vivere semplicemente, ma le cose sono andate diversamente da come volevo. Il 30 (ottobre, ndr) abbiamo litigato molto male. Hai detto che il pomeriggio del 2 saremmo andati a casa tua per parlarne con calma. Oggi a mezzogiorno hai chiamato per dire che sei occupato, negato tutto, scusato per dire che avremmo parlato un altro giorno… e così sei sparito di nuovo, proprio come sette anni fa. Hai giocato con me e mi hai scaricato quando hai finito con me. Hai detto che non c’erano transazioni tra di noi. Sì, è vero, il nostro affetto reciproco non aveva nulla a che fare con il denaro o il potere. Ma ho difficoltà a trovare una conclusione e a venire a patti con la nostra relazione durata tre anni. Hai sempre avuto paura che portassi di nascosto un registratore e prendessi delle prove. Esatto, a parte me, non ho alcuna prova per dimostrare quello che è successo, nessuna registrazione audio, nessuna registrazione video. L’unica cosa che ho è la memoria di me stessa incasinata.

Essendo tu così importante, so che hai detto che non hai paura. Ma non importa se sto colpendo una roccia con un uovo, o se sono una falena che vola verso la fiamma, io sto dicendo la verità su quello che è successo tra noi. Con la tua intelligenza e il tuo ingegno, sono sicuro che lo negherai o darai la colpa a me. Dici sempre che speri che tua madre in paradiso possa benedirti. Sono una donna cattiva che non merita di essere una madre, ma tu sei il padre sia di un maschio che di una femmina. Te l’ho già chiesto, avresti fatto lo stesso anche con tua figlia adottiva? Hai ancora il coraggio di affrontare tua madre dopo quello che hai fatto nella tua vita? A tutti noi piace fingere di essere virtuosi…”.

 

La strada è ancora lunga ma possiamo farcela tutti insieme

A esprimersi così è stata Peng Shuai, la 35enne campionessa di tennis su Weibo – il social network più diffuso in Cina – in cui denuncia nei particolari la violenza sessuale subita da parte dell’ex vice premier Zhang Ghaoli.
Certamente, è descritta l’immagine di una donna fragile in balia di un rapporto extraconiugale che deve rimanere nascosto con un compagno più anziano di lei di 40 anni, ma in realtà a mio parere è molto più di questo.

Al di là del ruolo pubblico importante ricoperto da entrambi i protagonisti, la mia attenzione è focalizzata dal messaggio stesso che dice lunga sul comportamento umano maschile soprattutto, ma che di umano non ha nulla.
Esistono varie forme di violenza (fisica, psicologica, morale, verbale) e a suo tempo ne abbiamo anche parlato in un nostro articolo precedente, (nato inaspettatamente e non per una circostanza specifica, occorre precisarlo), che troverete cliccando qui. Evidentemente parlarne non è mai abbastanza, visto ciò che accade. La violenza alle donne è un fenomeno che cresce in maniera esponenziale e rischia di diventare endemico se non s’interviene tempestivamente e bene. Molto è stato fatto nel corso del tempo, per contrastare il fenomeno: l’istituzione del telefono Rosa, il recentissimo numero antiviolenza 1522 a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i centri antiviolenza, le case d’accoglienza. Nel corso del tempo, sono state istituite varie associazioni a sostegno delle donne vittime di violenza, tra cui segnaliamo nuovamente e con piacere ISIDE – InSIeme alle Donne nell’Essere, una realtà del Pescarese e di cui indichiamo la pagina Facebook, senza dimenticare la protezione legislativa del Codice Rosso.

La strada è ancora lunga ma possiamo farcela tutti insieme, quando dico tutti intendo anche gli uomini naturalmente, una presenza quest’ultima che stento a vedere in maniera plateale. Vi aspettiamo, fiduciose che accadrà prima o poi, solo così potremmo cominciare ad abbattere la cultura della violenza. Occorre educare al rispetto dell’altro fin da bambini.

Alle donne raccomando denunciante al primo schiaffo!

Non vorrei più che una donna, chiunque sia, si esprimesse così: “Ci sono state così tante volte in cui ho pensato: sono ancora un essere umano? Pensavo di essere una creatura senz’anima, che finge, finge ogni giorno, chi sono realmente? Non sarei dovuta venire al mondo, ma non ho il coraggio di morire”. 

 

* Occorre essere tutti responsabili! Abbiate cura di voi, dei vostri cari e dei vostri amici.

Annapaola Di Ienno

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